novembre 24, 2007
Il mio posto preferito per un caffè?
Nel buio dei pomeriggi autunnali la luce gialloarancione entra dalla finestra. La maniglia metallica della porta, un po’ umida, accanto a cui c’è una vecchia etichetta di conversione tra euro e lire. Entrando alzo la testa e l’uomo al banco diventa un po’ orgoglioso, come sempre se qualcuno visita il suo bar; qualche volta sorride, abitualmente soltanto con gli occhi. Due passi fino al banco nell’odore del caffè macinato, del vapore, delle stoffe dei vestiti degli altri ospiti, del pavimento; inconsciamente faccio un respiro profondo per non perdere niente di questa miscela di odori conosciuti.
“Un caffè, per cortesia”
L’uomo al banco forse dice qualcosa, ma non importa, perché lui non può dire nient’altro che essere felice di farlo. Comincia il clic-clac-brrrr della macchina del caffé; con un movimento speciale, di cui si riconosce che è italiano, il piattino bianco emerge sul banco, il cucchiaino lo accompagna subito.
“Prego”
Il caffè, scuro, profumato e caldo. Lo bevo, sempre con la stessa velocità – con tre-quattro sorsi – nella stessa posa, lasciando la fine nella tazza. Qualche volta guardo i giornali, qualche volta parlo con gli altri, e poi pago ed esco nelle tenebre che sembrano ora più ospitali.
Caigo detto,
dicembre 16, 2007 a 2:59 pm
Il meglio di se “l’uomo al banco” lo da quando ti serve in caffè in “tazzina calda”…amorevolmente riposta vicino alla macchina che ne mantiene la temperatura
Viaggio detto,
gennaio 28, 2008 a 5:46 pm
com’è poetica questa descrizione che fai…
Agostino detto,
aprile 18, 2008 a 8:44 pm
Amo leggere questo pezzo (l’ho fatto tante volte) perchè mi sembra di vedere quel bar, sentire gli odori, udire i rumori e quando finisco anch’io vedo le tenebre molto più ospitali.
grazie Oudekki per queste piccole emozioni.