marzo 9, 2008
Dei proverbi
“Peccato confessato è mezzo perdonato” è un esempio di buona idea sorta dalla cultura cattolica in Italia. Questo proverbio dice che si deve sempre dire quando si è fatto qualcosa di male; un concezione che ha molti corollari, e che fa bene alla società. A volte, per esempio, è possibile correggere le cattive azioni: ma per correggere qualcosa se ne deve conoscere l’esistenza. Ovviamente, alcune cose sono irreversibili, ma anche in questo caso si possono compensare le vittime delle cattive azioni – a patto che si sappia del problema. Parlando di problemi, possiamo imbatterci anche in un altro proverbio, “errare humanum est”; poiché tutti fanno sbagli, non dobbiamo punirci con troppa severità. Questa convinzione è molto importante per la società: se tutti sbagliano, significa che i politici, gli scienziati, gli artigiani ecc, a volte fanno cose sbagliate. In questo caso è ovvio che in un certo senso siamo tutti uguali, che nessuna persona ha meriti tali da giustificare la sua appartenenza alla “élite” in quanto migliore delle persone “comuni”. Ovviamente alcuni sanno di più di certe cose, ma questa non significa che sono persone “superiori”. Nei paesi cattolici non si sente mai dire che i politici o i ricchi siano migliori perché sono “politici” o “ricchi”, tutti sanno che questa posizione è soltanto una posizione, e non rende, per ciò stesso, qualcuno più onesto o infallibile; tutti sanno che la scienza e l’arte sono proprietà di tutti. Non è un miracolo che la Rivoluzione francese sia avvenuta in Francia e non in Inghilterra, perché anche le idee di uguaglianza sono nate in una cultura non ipocrita, dove la gente parla. Anche dei peccati.
novembre 24, 2007
Il mio posto preferito per un caffè?
Nel buio dei pomeriggi autunnali la luce gialloarancione entra dalla finestra. La maniglia metallica della porta, un po’ umida, accanto a cui c’è una vecchia etichetta di conversione tra euro e lire. Entrando alzo la testa e l’uomo al banco diventa un po’ orgoglioso, come sempre se qualcuno visita il suo bar; qualche volta sorride, abitualmente soltanto con gli occhi. Due passi fino al banco nell’odore del caffè macinato, del vapore, delle stoffe dei vestiti degli altri ospiti, del pavimento; inconsciamente faccio un respiro profondo per non perdere niente di questa miscela di odori conosciuti.
“Un caffè, per cortesia”
L’uomo al banco forse dice qualcosa, ma non importa, perché lui non può dire nient’altro che essere felice di farlo. Comincia il clic-clac-brrrr della macchina del caffé; con un movimento speciale, di cui si riconosce che è italiano, il piattino bianco emerge sul banco, il cucchiaino lo accompagna subito.
“Prego”
Il caffè, scuro, profumato e caldo. Lo bevo, sempre con la stessa velocità – con tre-quattro sorsi – nella stessa posa, lasciando la fine nella tazza. Qualche volta guardo i giornali, qualche volta parlo con gli altri, e poi pago ed esco nelle tenebre che sembrano ora più ospitali.
aprile 16, 2007
Pace!
Mentre era stanca morta di tutto – dell’impegno civile e degli studi all’università – ho deciso di andare in vacanza per due settimane. Ho visitato Spagna e Portogallo e sono tornata in Italia per quattro giorni. In Spagna ho cominciato da Barcellona: una bellissima città. Mi piaceva perché mi sentivo allo stesso tempo in una piccola e in una grande città, in un’area remota e nel cuore del mondo. Da Barcellona siamo andati (con Lui naturalmente!!!!!) a Salamanca per visitare la mia amica. Per la prima volta ho visto che cosa è la settimana santa in una paese cattolico, ho visto una processione di gente vestita di nero con cappucci come i massoni, ho visto gente a piedi nudi nella neve (sì, nevicava a Salamanca e Avila) portare una grande croce. Lui ha detto che chi lo faceva aveva pagato enormi quantità di denaro per partecipare… È strano per me, ma interessante. Posso ammettere che capisco Martin Lutero per le sue azioni; capisco perché lo stato e la chiesa devono essere separati e capisco chi è ateo. E io sono atea. Le mura di Avila, in ogni caso, sono incredibili, e si capisce bene tutt’ora come dovesse apparire nel Medio Evo. Amo la storia, la storia dell’umanità. Salamanca e Avila sono piene di questo tipo di storia.
Dal Salamanca siamo andati in Portogallo, a Porto. Il confine tra Spagna e Portogallo è un confine naturale (penso che anche questo sia uno dei motivi per cui è uno dei più vecchi d’Europa). Le pianure di terra rossa, i tronchi delle querce e le mucche adagiate tra gli alberi sono scomparsi immediatamente dopo il confine, mentre la terra diventava bianca, aspra e rocciosa.
Il viaggio in Portogallo è stato come un viaggio con la macchina del tempo, per me e per Lui. Come siamo arrivati alla prima pompa della BP mi è sembrato di essere nel 1992 nel mio paese natale: il profumo, i colori, il cibo, il comportamento della gente… Come siamo arrivati a Porto, Lui ha detto – “è come l’Italia negli anni settanta”. È anch’io ho riconosciuto in alcuni difetti di Porto ciò che avevo già visto nei film italiani degli anni settanta. Tuttavia, Porto è bella, carina e accogliente, con le sue case addossate le une alle altre e le strade strette (un po’ come a Napoli, ha detto Lui).
Da Porto siamo tornati in Spagna. A un certo punto abbiamo preso una decisione d’istinto: non volendo tornare in posti già visitati, abbiamo girato verso la prima città che abbiamo visto su un cartello stradale: Cáceres, in Estremadura. Abbiamo avuto fortuna: era una città meravigliosa; il suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Il centro storico era, di fatto, un’intera città conservata perfettamente… Affascinante (ma troppi turisti)! Sono triste per il fatto che la mia lingua non sia sufficiente a descrivere la magia di questa città.
Dopo siamo andati a Madrid, dove siamo rimasti un giorno e siamo quindi volati in Italia… In Italia c’era il caldo dell’estate, le magnolie in fiore, la gente amichevole, il cibo perfetto: tutto per dimenticare gli stenti, tutto per riprendere le forze…
Sono riposata. Malgrado tutto, sono contenta che il mondo sia così com’è.
Semplicemente, sono felice.