settembre 10, 2008

Andreotti, quando la politica italiana è chiaramente oscura

Posted in film, politica tagged , , , , a 4:44 pm di Sognatrice

Dopo essere uscita dal cinema in cui avevo guardato il magnifico “Il Divo” del giovane registra Paolo Sorrentino, ero un poco sorpresa che questo film avesse vinto il premio al festival di Cannes. Ovviamente non perché il film fosse qualcosa di mediocre o modesto, ma perché è la storia di uno dei politici più potenti e discussi della cosiddetta Prima Repubblica, e dunque sopratutto mirato agli spettatori italiani, cioè a persone che conoscono già gli eventi importanti dell’epoca “andreottiana”.

Il film mostra in suo modo minimalistico che cosa stia succedendo dietro le quinte, ma i risultati degli intrighi politiciper esempio l’assassinio di Falcone – sono resi con allusioni simboliche (molte delle quali ovvie per gli italiani). Questo vero e proprio simbolismo, piuttosto difficile da capire per quelli che non si trovano a proprio agio con la storia italiana, è uno delle varie ricchezze del film. Il Divo non ripete le cose che tutti ormai sappiano bene: è un film che rispetta lo spettatore, e crede che noi non siamo ignoranti (anche nel senso che siamo in grado di andare a cercare a posteriori ogni eventuale elemento sconosciuto). Un simile approccio, peraltro, è sempre più raro nel cinema contemporaneo; per di più, tale simbolismo sottolinea anche il fatto importante che quegli eventi famosi non sono in realtà l’argomento principale del film.

Il simbolismo del gatto del Quirinale che guarda Andreotti, dello skateboard, dell'”ultima cena”, e l’ambientazione in una luce fioca in cui i contorni indicano l’essenziale, uniti all’ottimo lavoro del protagonista Toni Servillo (di cui abbiamo visto anche la parte molto interessante recitata in “Gomorra”, l’altro grande film italiano del 2008), aprono la strada all’idea prinicipale di questo capolavoro, cioè che chiaramente il pensiero e la pratica politica dell’onorevole Andreotti e dei suoi compagni di corrente non possono prescindere dai legami con la criminalità organizzata. Fatti assodati nelle corti, ma mai espressi in modo così chiaro e integro come fa il Divo, lasciando comunque ad Andreotti un certo grado di umanità.

Ma per le persone che non hanno vissuto in Italia o non hanno approfondito la storia politica italiana, tutto questo è quasi indecifrabile. Temo che il premio dei bravi e competenti giudici di Cannes, il Divo lo abbia ricevuto più per essere un film noir tecnicamente perfetto (che parla “anche” di qualcosa di importante), che non per essere un’analisi profonda di un fenomeno politico. A tale riguardo, comunque, il Divo meriterebbe di essere definito uno dei film più notevoli della sua epoca.