dicembre 6, 2009

Partirono in due, ed erano abbastanza….

Posted in personale, politica tagged a 7:34 pm di Sognatrice

Oggi mi sento veramente italiana. Sono stata ieri in piazza con un milione di altre persone (se la questura dice che eravamo 90 mila, significa che eravamo veramente quasi un milione) e ho sentito e pensato le stesse cose che sentivano e pensavano loro. A piazza San Giovanni, vendendo tutti quanti pensavo a funerale di Berlinguer, e una decina di minuti dopo ho sentito due vecchi che discutevano se ci fossero state più persone a quel funerale o se le avevamo eguagliate. Ho cantato fra me e me la canzone “Viva l’Italia” e Vecchioni ha cominciato con la stessa canzone. Ho pensato “siamo qui a fare la storia” – e ho visto una donna con le stesse identiche parole sul suo cartello.

Abbiamo fatto la storia. E per questo non è importante se sia stato Di Pietro, Rifondazione, o <inserisci la tua teoria preferita qua> a “organizzare” il No Berlusconi Day. Perché gli organizzatori in questa manifestazione non erano organizzatori “ideologici” ma tecnici. E io, sinceramente, sono anche felice che ci fosse stata Rifondazione a organizzare il trasporto, che ci siano stati quelli che hanno pagato il palco ecc ecc. I partiti hanno contribuiti con la loro conoscenza su “come si organizza un evento”: molto bene. A proposito, grazie a Rifondazione ho pagato solo 10 € per raggiungere Roma. Qualcuno deve prendersi cura dell’amministrazione, e se quelli che hanno i mezzi per farlo lo vogliono fare, io non ci vedo nessun problema. Non rende la manifestazione meno “dal basso”, perché non aumenta il potere politico di nessun gruppo, partito o altro.

Abbiamo fatto la storia. Non c’erano i partiti, i sindacati, un comitato per la manifestazione a chiedere le dimissioni di Berlusconi, né a dirmi, perché fosse importante scendere in piazza. Ho deciso io, l’ho deciso facendo un giro in montagne al confine tra la Romagna e la Toscana, vendendo quest’Italia bellissima, con paesini che sono stati i luoghi di nascita di grandi pensatori, vedendo i contadini vestiti da lavoro, facce scure, sulle cime delle montagne ad ammirare la bellezza della natura, il pastore con le capre che mi sorrideva, l’uomo che lavorava al casello dell’autostrada e mi chiedeva se per caso io fossi dalla sua stessa città, così ci saremmo potuti rivedere, il barista a San Benedetto in Alpe che diceva che se io veramente ammiravo quella bellezza, beh allora avrei dovuto spostarmi là, i quattro caprioli sulla piccola strada… Ho pianto su quella strada, ho pianto per Italia, la nostra Italia, ancora non toccato dalla ‘ndrangheta e da altre simili organizzazioni, e dai politici berlusconiani, e ho fatto una promessa: non la diamo mai a loro questa Italia, mai! E mi sentivo pronta a fare qualunque cosa per mantenere quei posti così come sono adesso, come sono stati sempre.

Due giorni dopo ero in piazza per No Berlusconi Day, a fianco di Salvatore Borsellino, Gioacchino Genchi, Sonia Alfano e tanti altri a gridare “Resistenza!”

Abbiamo riempito la piazza di San Giovanni noi, senza una piattaforma precisa, senza una gerarchia, con varie motivazioni e un pensiero comune: Berlusconi e i suoi simili non ci rappresentano. Siamo stati in piazza per dire: il tempo della politica decisa solo nei vertici di partito è finita. Il tempo in cui le manifestazioni servivano a mostrare la potenza dei partiti è finito. È finito il secolo in cui le grandi masse erano come pedine nelle mani delle persone al potere. Il nostro secolo è un secolo di persone che pensano con la propria testa, che chiedono consiglio alle proprie emozioni. Ma non di persone staccate dalla società, che si ignorano l’un l’altro, non più una massa anonima, ma un gruppo di individui. Come ieri, molto diversi, sotto bandiere diverse, ognuno con il proprio orgoglio, siamo stati uniti, anche. Molto vicini. Quasi amici. Perché sono la nostra società, il nostro futuro, i nostri paesini, la nostra natura, il nostro modo di pensare che sono in pericolo, e tutti noi siamo uniti in questo sentimento, e siamo pronti a fare qualsiasi cosa per difenderlo. E queste emozioni ci hanno reso felici e tranquilli, senza alcuna intenzione di usare la forza fisica, che non è necessaria.

Il cinque dicembre 2009 è la nascita di nuova era. Non solo perché nei prossimi mesi Berlusconi sarà costretto a lasciare il suo posto, non solo perché ci sono nuovi fatti che saltano fuori a una velocità incredibile, non solo perché tante persone hanno sentito ancora una volta quello slancio in cui ci si sente più di sé stessi, come due persone in una: da una parte la personale fatica quotidiana, e dall’altra il senso di appartenenza a una comunità che vuole spiccare il volo per cambiare veramente la propria vita.

Ed è importante perché, stavolta, abbiamo aperto le ali senza sapere se eravamo veramente capaci di volare.

Ma il volo è iniziato.