agosto 28, 2010

C’è solo la strada su cui puoi contare

Posted in film tagged , , a 3:08 pm di Sognatrice

Avevo meno di dieci anni quando ho visto i film di Fellini per la prima volta. C’era un festival di Fellini nella mia città e mia madre mi ha detto: “devi andare. sono tutti capolavori e forse non avrai mai piu’ nella tua vita un’occasione cosi”. Sono andata – ed ero felice. Ricordo anche la sensazione di noia nel cinema – ero ragazzina – ma quando sono uscita sapevo sempre che mia madre aveva avuto ragione: avevo visto un capolavoro, qualcosa di geniale, ero colpita dal film…

Ma su una cosa mia madre aveva sbagliato. nella mia vita si è ripresentata la possibilità di vedere tutti i film piu’ importanti di Fellini: proprio quest’estate il festival annuale di Bologna “Sotto le stelle del cinema” era dedicato a Fellini. E adesso la noia non c’è piu’ – e le emozioni sono piu’ forti. Perché adesso capisco i film in modo completo, non solo con la parte estetica della mia mente, non solo con le emozioni, ma ance in modo razionale, vedo anche la critica e la rappresentazione della società italiana… Ed anche la scala delle mie emozioni è forse piu’ ampia. No, non piu’ ampia, piu’ forte. Perché so che tutti quei sentimenti erano già in me, erano anche nella ragazza di otto anni, ma adesso li sento molto piu’ forti, e adesso conosco persino il nome di queste emozioni…

E sono ancora piu’ sicura che il mio film preferito di Fellini – e non solo di Fellini – è “La Strada”, un film sulla solitudine. Gli altri film di Fellini sono centrati molto sulla società, alcuni forse non possono nemmeno essere compresi pienamente se non si è vissuto nella società italiana, ma in questo la società è solo sullo sfondo, il film è centrato sull’essere umano. La realtà italiana del dopoguerra è compatibile con quella di tantissimi altri posti nel modo: questa storia avrebbe potuto succedere anche in altri ambiti, altri tempi, anche adesso, non è una cosa che nasce solo là, in date condizioni.

La Strada è un film su quelli che non riescono a trovare il modo di “appartenere”. Alcuni hanno fatto una religione del “non fare parte”, come le suore che spiegano “anche noi viaggiamo. Se una persona sta troppo lungo in un posto comincia ad amare questo posto, diventa legato e cosi puo’ dimenticare quel che è piu’ importante: cioè seguire dio”. Alcuni cercano di nasconderlo, di non pensarci nemmeno: non ho bisogno di nessuno – dice il protagonista maschile Zampanò… E seppellisce la sua solitudine dentro di sè, molto nascosta, e la maschera con la rabbia, con la forza… E quando vede qualcuno che fa sempre ridere gli altri, che riesce a fare amicizia con tutti, che riesce a ridere anche di sè stesso, sente rabbia, una rabbia mortale.

Ma solitudine piu’ commovente è quella della tenerezza. Della ragazza che si è sempre definita “diverso”, che è sempre stata da sola… Imprevedibilmente le viene offerto un lavoro – ovviamente, la sua diversità ha costretto la famiglia a non far lavorare la ragazza – e l’ abitudine, quasi la contentezza della vita quotidiana è distrutto… Gelsomina comincia a sperare che anche lei, forse, puo’ entrare nella società, essere utile. Un lavoro di attrice, meraviglioso, cercando di imitare le emozioni “giuste”, “codificate” per certe situazioni. Perché, anche lei, adesso, “fa parte”.

Ma invece no. Invece è lasciata da sola sulla strada ad aspettare che Zampanò torni dopo essersene andato via con il vino e una donna… Non è la gelosia a renderla triste, sono le speranze fallite di appartenere a qualche posto che le fanno piangere. E che faceva piangere anche me: in questo momento si capisce quanto sia seria, e quanto sia umana… Come in tutti noi viva quella ragazza, quella che vuole stare con gli altri, perche siamo cosi, noi umani. Ma siamo anche cosà, che alcune volte non vediamo la tristezza e le aspirazioni di quelli che ci sono vicini, alcune volte, perché c’è la nostra voglia di appartenere ed è cosi facile dimenticare che per gli altri è lo stesso. “Ho piantato i pomodori” dice Gelsomina con felicità la mattina dopo quando ha ritrovato Zampanò. “Ho trovato i semi e li ho piantati”. Esattamente quello che avrei fato anch’io in quel momento. Perché anche da soli si possono fare tante cose belle, far crescere le piante, parlare con le formiche e dargli pezzetini di zucchero. Perché il mondo è grande e colorato, nonostante tutto.

Vanno avanti a lavorare insieme, ma Zampanò non la vede mai – e Gelsomina scappa. Non è triste perché è innamorata, scappa per il dolore di non essere trattata come un essere umano. Uno come gli altri. Alla pari con Zampanò. Ma lui… Lui vede questa tenerezza, questa modo di essere felice e triste allo stesso tempo, e ha paura: tutto questo fa strada a quei sentimenti, a quei pensieri che ha nascosto dentro di sè per poter esistere da solo. E lo rende piu’ arrabbiato sentir crollare il proprio mondo. Ma, allo stesso tempo, non riesce a lasciare la ragazza, perché ha bisogno anche lui di qualcuno. Se non ci sta lei con lui chi ci sta?

Quel piccolo momento in cui Gelsomina percorre la strada da sola, ed è tanto felice, è forse il momento piu’ bello della sua vita. Si puo’ trovare il mondo anche da soli. Forse lei avrebbe trovato quel mondo che le appartiene, creato e scelto da lei, se non fosse che Zampanò non puo’ stare da solo. E in un certo momento Gelsomina lo capisce: dando voce a tutto cio’ che la fa stare male, che la fa piangere. Anche cosi’ lei ha un futuro. In ogni situazione si puo’ trovare un modo per essere felici, per creare il proprio mondo. Ma lei capisce la solitudine immensa e dolorosa di Zampanò… E da questo momento è lei la parte piu’ forte, la parte che mantiene l’etica e l’umanità, non permette all’altro di fare male a quelli che ci vogliono bene, che lo costringe a pensare al mondo. Forse la ragazza avrebbe cambiato il mondo anche per lui, facendo piano piano buchi nel suo muro di rabbia, ma loro il tempo non l’hanno. Zampanò non riesce a controllare la sua rabbia e la sua forza e inavvertitamente uccide un uomo.

Questa distrugge l’ultima speranza di Gelsomina di “essere normale”, e cade a pezzi… Stavolta Zampanò lo capisce, e cerca far di tutto per cambiare la situazione, ma è troppo tardi. Forse con anni e anni sarebbe passato questo dolore, ma Zampanò capisce che è colpa sua, che quella ragazza cosi dolce, anche se un po’ diversa, ha perso tutto. E che c’è niente che lui possa fare per cambiarlo. E non avendo la forza morale di restare in questa situazione, scappa. Prende la sua decisione, che sarebbe stato giusta molto prima, quando era lei a volersene andare. Nelle nuove condizioni è la cosa piu’ sbagliata possibile. Adesso che Gelsomina non vede piu’ la possibilità di integrarsi nella società, Zampanò e tutto cio’ che le è rimasto nella vita. Togliendo questo, anche lasciando il denaro, la tromba, i vestiti, si toglie l’anima della ragazza.

E lei muore.

Quando Zampanò lo viene a sapere, cade anche il suo mondo, nei pezzettini piccoli, tutto quello che lui ha nascosto viene fuori in pianto eterno. Ha ucciso anche lei. L’unica possibilità dei sentimenti, felicità e possibilità di stare insieme.

Abbiamo tutti uno Zampanò in noi stessi. Ed è cosi facile fare tutti questi sbagli…. E, ancora piu’ importante, è cosi facile non fare tutti questi sbagli. Si deve solo ricordare, che siamo tutti uomini. E tutti un po’ soli… Perciò ci dobbiamo essere per l’un l’altro, e perciò si deve dire agli amici alcune volte “grazie di esserci” o “ho bisogno di te”… Perché se nessuno ha bisogno di te non è possibile a vivere.

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1 commento »

  1. Daniele Masella said,

    Ho appena letto il tuo articolo. Premesso che devo ancora vedere il film, quello che hai scritto mi ha colpito e nello stesso tempo mi ha ulteriormente stimolato a vederlo. . . . bacio


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